Il segreto dell’argento

Posted in Alpha Path, Compagni di Viaggio, Intercontinental on giugno 28, 2011 by Lex

Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.
Genesi 32,25-26

Sono su un aereo in volo da Bordeaux ad Amsterdam, stavolta la città del peccato è solo una tappa intermedia verso la Malesia e la piccola repubblica di Singapore. Ancora una volta si tratta di una conferenza e, come è già capitato in Corsica, i miei compagni di viaggio sono il mio capo ed il satiro landese.

Ho rinunciato ad una notte di sonno per adattarmi più facilmente al cambio di fuso orario e mi sento avvolto da un piacevole torpore nel quale i rumori disgustosi che il mio vicino fa con la bocca (credo per rimuovere residui di cibo dai suoi denti cavi) sono l’unica nota di fastidio.

Nell’ultimo periodo ho cercato di rielaborare i segni del cammino alfa che un destino al quale credo solo parzialmente ha tracciato davanti a me. È qualcosa che a che fare con l’uomo ed inizialmente ho pensato che si trattasse di umiltà e dell’accettazione dei limiti: era tutt’altro.

Per capire la lezione dell’uomo è necessario guardare nel suo passato profondo, nell’infanzia di questa genia che ora domina il mondo.

Nella tradizione giudaico cristiana tutto comincia con una regola violata, una storia di mele e serpenti nella quale qualcuno ha voluto vedere un atto di sfida al potere supremo. È un’immagine potente, ma non unica: tracce di questa sfida possono essere trovati, di fatto in molte altre tradizioni.

Ad ogni modo, prima che la più antica tradizione venisse narrata, prima che i primi di questi uomini che mi stanno intorno calcassero la terra, ce ne sono stati altri. Un’umanità diversa che si vestiva di pelli ed usava utensili, ma che su questo pianeta ci ha vissuto per centoventimila anni senza cambiarlo di una virgola ed ha continuato finché una qualche bizzarra mutazione genetica ha messo in campo i nuovi uomini. Una specie gloriosa a cui appartiene il mio vicino di posto che, terminata la pulizia dei sui denti ora ciondola addormentato al mio fianco.

La loro storia la iniziano da cacciatori e sono cacciatori superbi, talmente efficaci che in breve tempo gli altri uomini, quelli di prima, si estinguono e vengono definitivamente soppiantati. Passa il tempo e questa gente, ormai sparsa per il globo, inizia a pagare il contrappasso della propria abilità: le prede cominciano a scarseggiare.
La relazione tra prede e predatori è regolata da equazioni matematiche che ne sanciscono l’equilibrio, stigmatizzando: diminuiscono le prede, diminuiscono i predatori dunque le prede aumentano nuovamente e l’equilibrio si conserva. Questa cosa successe anche agli umani, quasi dovunque. Quasi appunto.

In una florida terra tra due fiumi qualcuno rifiutò di accettare la propria mortalità, la propria dipendenza dalla natura ed inventò una tecnologia mostruosa, così devastante che quel posto divenne un deserto, una tecnologia così potente da ridisegnare l’aspetto della terra stessa, il primo e più grande disastro ecologico provocato da questa specie: l’agricoltura.

La dea dell’epoca: la madre terra, potenza davanti alla quale, fino a quel momento tutti erano uguali (gli uomini come gli animali) perse allora la sua più importante battaglia.

Da li viene fuori tutto il resto, le città, gli imperi, la cultura e la supremazia dell’uomo sulle altre creature della terra: da una sfida a Dio. In poche migliaia di anni questi umani cambiarono l’aspetto del pianeta in modo irreversibile, di fatto questa mela non causò l’esilio dall’Eden, molto più semplicemente lo distrusse.

È questo il retaggio dell’essere umani, dell’appartenere a questa fragile specie: l’incapacità di accettare la propria mortalità e, di conseguenza: l’essere mortali, l’essere fragili ne è il motore primo ed indispensabile.

In quest’ottica stravolta, l’annichilazione del potere della bestia durante la luna nuova, è il prezzo da pagare per condividere il potere dell’uomo. Le notti senza luna non sono quindi notti da passare rintanati in un buco come topi, sono notti in cui lottare contro i propri limiti, le sole in cui ha un senso per nostra razza sfidare Dio.

Questo è il segreto dell’argento.

Corsica

Posted in Bordeaux, Compagni di Viaggio, International on maggio 18, 2011 by Lex

Il tempo di arrivare a Bordeaux e salutare un paio di amici e sono di nuovo in viaggio, stavolta verso Cargese per una scuola di propagazione delle onde in mezzi complessi.

La sveglia che imposto per le sei del mattino mi trova  già sveglio. Raccolgo le mie cose e sono per strada: Bordeaux la domenica mattina è una città stanca ed umida che cerca di risistemarsi il trucco dopo la festa della notte,  dopo eccessi che le hanno lasciato addosso odore di alcool, orina e vomito. Eppure nell’imbarazzato silenzio delle strade che vengono lentamente ripulite, non è per nulla brutta.

Ho appuntamento alle 7:20 a Victoire con il satiro landese, la sua compagna ci porterà in aeroporto perché è il primo di Maggio ed i mezzi pubblici non girano.

Una volta in aeroporto ho qualche problema con un cambiamento di biglietto non finalizzato dagli amministrativi del CNRS e l’unica soluzione è pagare la differenza. Il mio compagno di viaggio si stupisce della calma con la quale prendo la cosa ed io penso che il controllo in situazioni fastidiose mi pare di averlo largamente dimostrato e che per ora può bastare. Alla prossima uccido qualcuno (ma serenamente). Atterriamo ad Ajaccio dove ci aspetta un bus per Cargese.

La Corsica è un bel posto, con rocce imponenti ed un verde selvaggio carico di un’incredibile varietà di odori. La lingua del luogo è talmente simile ad un dialetto del sud Italia, che trovo incredibile che nessuno lo dica esplicitamente.

L’organizzazione della scuola ha già deciso la divisione nelle stanze, di conseguenza veniamo separati ed io vengo assegnato ad un appartamento insieme ad uno spagnolo ed un inglese. La mattina dopo scopro che ho dormito davanti alla casa di una  gattara. Lo prendo per un buon presagio ed inizio a pensare che uno spirito felino mi protegga.

Poco dopo, in un bar sento dei corsi discutere animatamente: sembra che abbiano ucciso Bin Laden, decido che la cosa non mi sposta granché.

Il congresso è pieno di grossi nomi, si ha la sensazione che gli studi di alcune di queste persone, negli anni a venire rivoluzioneranno la tecnologia alla base. È una magia potente questa cosa nella testa degli umani che li porta prima a sognare e poi a rubare il potere degli dei. Ne sono toccato.

Più tardi sono nella sala pranzo, aspetto che ci chiamino per i talk del pomeriggio e sono stanco. Non è corretto: provo una sensazione che conosco bene, che nasce come stanchezza e può divenire motore di cambiamenti sostanziali. Per distrarmi apro la finestra del web e guardandoci attraverso ho l’impressione che la cosa che vende meglio sulla Terra sia il nulla e che, alle varie scale socioeconomiche, quelli che sopravvivono meglio alla Crisi sono persone che hanno trovato un nulla di qualche genere, l’hanno impacchettato per bene e ci hanno piazzato sopra un prezzo elevato. Mi chiedo se sarei capace di questo commercio e mi rispondo di no: per vendere il nulla bisogna essere capaci di ingannare per primi se stessi: una cosa che il sentiero che sto seguendo ha messo fuori dalla mia portata. È una constatazione che non mi produce alcuna gioia.

Il giorno dopo, è il giorno dell’uomo invisibile che ci spiega come nascondere un sommergibile dietro una moneta. Dopo il talk riesco a parlargli, ma sono impacciato come poche volte nella mia vita. Decisamente devo recuperare un po’ della mia antica arroganza, lato lavoro.

Tra una presentazione rivoluzionaria e l’altra riusciamo a farci stare un po’ di spiaggia, qualche birra ed un paio di commenti sulle forme generose di una barista corsa. Mi capita di chiedermi cosa distingue le rock stars della ricerca da tutti gli altri, ed il problema è che mi rispondo pure.

La cena sociale è un barbecue sul prato con vari tipi di carne e vino a boffo per accaparrarsi il quale è necessario essere veloci e battersi, siamo piuttosto bravi e ne veniamo fuori abbastanza cotti. Lungo la strada per rientrare all’appartamento, mi lascio convincere a prendere un ultimo pastis, poi il sonno ha la meglio: saluto tutti e corro a buttarmi a letto, dove crollo come un sasso.

L’ultimo giorno ci sono talk solo la mattina e dunque abbiamo un ricco pomeriggio da passare sulla spiaggia. Facciamo qualche breve nuotata,  il satiro si fa seppellire nella sabbia da una ragazza malgascia ed una parigina, infine facciamo un po’ di capriole e qualche altra vaccata.
Da li in poi è tutta discesa fino alla sera che capita essere decisamente alcoolica. Poi sono le tre e mezza e sono a letto, sono completamente distrutto, dei flash delle ore precedenti mi attraversano la testa e sono obbligato a far forza su me stesso per non riderne vigorosamente. Il giorno dopo avrò uno degli hangover peggiori degli ultimi anni, sarò sobrio solo all’arrivo a Bordeaux ed una volta a casa dormirò undici ore filate.

Nei giorni successivi ricomincerò a farmi domande sul senso delle cose.

Il segreto del fuoco

Posted in Alpha Path, Bordeaux, International on aprile 27, 2011 by Lex

Mi sveglio alle quattro del mattino per prendere a Lamezia l’aereo delle 6:40 e mi chiedo se quest’abitudine di iniziare viaggi senza essere del tutto al di fuori dei sogni della notte non sia il motore primo di questo blog.
Sto tornando a Bordeaux dopo un viaggio di una settimana nel posto dove sono nato ed ho le chiappe massacrate da tre ore passate ad aspettare sulle sedie del gate B15 a Fiumicino. È stato un viaggio durante il quale i miei bagagli sono stati persi e depredati di un regalo ricevuto ed uno da fare, una settimana densa di tante fastidiose piccolezze che anni fa avrebbero rovinato il mio umore che oggi mi perturbano solo superficialmente. Ne sono contento perché è facile fare l’asceta nell’eremo in cima alla montagna, e c’è un motivo per cui non si cerca l’illuminazione in attesa davanti al nastro del ritiro bagagli.

La mia terra mi ha accolto con due giorni di pioggia continua alla quale non sono più abituato e poi con cinque giorni di cielo spudoratamente azzurro.
Sono tornato per una festa simbolo della rinascita e per fare una promessa nel giorno di una notte di luna pena.


Nella mia vita passata ho fatto molti errori ed i peggiori tra questi erano promesse, oggi però sono diverso. Oggi ho imparato il dominio del fuoco, che non è l’immunità alle fiamme ululata nelle nostre leggende, è imparare a leggere la vera lezione che l’ustione insegna: è saper discernere tra esperienza e trauma.

Dominata la fiamma, mente, carne e spirito prendono la direzione giusta: è inevitabile.

Umano

Posted in Bordeaux, International on aprile 15, 2011 by Lex

Oggi mi ero svegliato contento, dopo mesi di distanza sto viaggiando verso casa e casa non è un luogo ma una persona.

Sono seduto al gate 26B dell’aeroporto di Bordeaux, ho il tempo per buttare giù qualche appunto per il racconto di questo viaggio, ma non ci riesco.
Non  ci riesco perché questo pezzo era pensato per discutere la mia epifania sull’umanità e sull’essere umano. Invece oggi, ora seduto su una sedia da aeroporto in metallo e similcuoio consunto, mi rendo conto che dell’umanità, dell’essere “umani” non ho ancora capito un cazzo.

Oggi ho saputo che una persona che non conoscevo affatto è morta, scriveva sul suo blog della situazione a Gaza e viveva da cittadino del mondo. Probabilmente se avessimo mai parlato di politica avremmo litigato. Ora è morto. Chiudeva tutti i suoi pezzi così: “Restiamo umani”.

Sangue

Posted in Alpha Path, Bordeaux, Compagni di Viaggio, International on marzo 28, 2011 by Lex

Sono di nuovo in viaggio. Uno breve, da Bordeaux ad Orsay, per una conferenza nazionale francese.
Il TGV ci metterà quasi quattro ore, ma sono in compagnia del satiro landese con cui condivido l’ufficio ed un amico belga che lavora con noi e far passare il tempo non è un problema. Il senso di questa conferenza è conoscere la comunità francese dei metamateriali per acquisire contatti utili per il futuro.

Futuro. Appartengo ad una generazione per la quale questa parola significa tra due anni quando sei fortunato. Eppure alla fine va bene, nonostante le botte prese sto sviluppando la convinzione che una soluzione la troverò. Tempo fa scrissi che anche l’ultimo dei guerrieri sa che è impossibile schivare tutti i colpi dell’avversario e che alle volte l’importante è semplicemente sopravvivere per poter sferrare l’attacco successivo. Dissi che vale anche per la vita e ne sono ancora convinto. Ora mi rendo conto che è esattamente quello che mi è successo, non solo all’epoca della tempesta, ma durante tutti gli ultimi anni. E, a conti fatti, sì: sono sopravvissuto, ho ripreso fiato ed è evidente che mi sto preparando per qualcosa.

La prima mattina ad Orsay un allarme antincendio suona mentre ci stiamo preparando. Il landese è appena uscito dalla doccia e, mentre cerca di vestirsi rapidamente, io ed il belga discutiamo se è il caso di di salvare i laptop (decisamente non siamo addestrati alle emergenze). La cantilena su fuoco ed argento mi attraversa la testa senza provocare emozioni. Alla fine il tutto si risolve con un odore di bruciato che sale dalle cucine.

Nella hall dell’albergo c’è il solito altarino con le brochure delle attrazioni turistiche locali. La prossimità di quella de le parc des félins e quella del musee de l’erotisme, mi fa scappare un sorriso.

Sulla conferenza ho poco da dire: mi faccio un’idea della comunità francese dei metamateriali e realizzo che la lingua non è più un ostacolo. Poco altro.
Il viaggio di ritorno non mi pone problemi di sorta. Lentamente un’idea sull’umanità e di conseguenza sulla mia metà umana comincia a farsi strada nella confusione dei miei pensieri: è qualcosa che ha a che vedere con Prometeo e con Psiche, ma è poco più di un ombra confusa.
La prima notte a Bordeaux una luna piena enorme, splendida su una Garonna gonfia per la marea mi ripaga, con luminosità accecante di quel che l’eclissi mi aveva tolto.

Non riesco a prendere sonno ed indugio sul divano, l’appartamento è illuminato dal bagliore pallido di una televisione accesa che non sto guardando. Seguo un impulso estemporaneo e rotolando mi lascio cadere sul pavimento. braccia e gambe si muovono seguendo l’ordine di un riflesso: arrivo a terra morbido come un gatto. Troppo facile. La seconda volta tengo le mani incrociate dietro la schiena.

Schiacciata violentemente tra il pavimento e l’osso della mandibola, la carne del  mento si apre lasciando colare sul parquet un fiotto di sangue denso. Il tempo di arrivare ad uno specchio ed è già chiusa. Sposto la barba per osservare il taglio sparire con una rapidità da film.

Se fossi un giovane licantropo fuori controllo, questa sarebbe una notte di caccia.

dalla luminosità accecante

Eclissi

Posted in Alpha Path, Bordeaux, Compagni di Viaggio, International on gennaio 23, 2011 by Lex

Per molti di noi è confortante pensare alla luna come alla manifestazione fisica in forma di astro celeste del coté notturno del femminino divino. Una divinità lontana che seduce laddove la terra genera, simbolo di una femminilità vergine laddove quella della terra è madre.
Quelli che la pensano in questo modo vivono l’allunaggio del 1969 con sofferenza, come fosse stato una sorta di stupro della dea ad opera degli umani. In tutta onestà questa interpretazione è stata anche la mia per un parecchio tempo, nell’adolescenza delle prime mutazioni. Poi, col passare degli anni piuttosto che una violenza, questa storia della conquista della luna mi è sembrata più simile ad una di quelle scopate poco soddisfacenti che poi uno si cerca per telefono un paio di volte e poi ci si scorda.
E se me lo chiedeste ora, vi risponderei che non credo ci sia nessuna dea con una bandiera americana piantata tra le chiappe, solo un ammasso di roccia, probabilmente residuo dall’impatto della terra primitiva con un altro pianeta, piantato nel cielo a rifletterci addosso un po di luce solare: un satellite.

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Una persona.

Posted in Bordeaux, Compagni di Viaggio, con A., International on novembre 28, 2010 by Lex

Seduto all’interno della zona di sicurezza dell’aeroporto di Bordeaux aspetto che assegnino un gate al mio volo per Milano. Ogni due, tre minuti butto un occhio ad uno schermo che mi invita ad attendere lì dove mi trovo e, più o meno con la stessa cadenza, controllo la gente che esce dai controlli di sicurezza per vedere se spunta la testa del mio capo. Non spunta.

Per far passare il tempo apro la borsa di un portatile che inizia a diventare obsoleto con la sua ingombranza e sfilo il foglio a4 barrato dal tricolore francese, attestante il mio essere in missione per conto del CNRS. La destinazione della missione é l’università che mi ha visto crescere: un interessante stravolgimento di prospettive che mi strappa un sorriso. Finisce che il capo arriva esattamente quando chiamano l’imbarco del volo: dice che é stato stressante, ma é riuscito ad arrivare al check-in poco prima che chiudesse, e siccome ora ha cinque minuti di pace ne approfitta per comprare sigarette e qualcosa da mangiare visto che non ha pranzato. Sorrido e non mi affanno, ché nel frattempo si é creata una lunga fila, lo fa sempre quando viaggiamo insieme ed è una cosa a cui sono abituato. Continua a leggere

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