Corsica
Il tempo di arrivare a Bordeaux e salutare un paio di amici e sono di nuovo in viaggio, stavolta verso Cargese per una scuola di propagazione delle onde in mezzi complessi.
La sveglia che imposto per le sei del mattino mi trova già sveglio. Raccolgo le mie cose e sono per strada: Bordeaux la domenica mattina è una città stanca ed umida che cerca di risistemarsi il trucco dopo la festa della notte, dopo eccessi che le hanno lasciato addosso odore di alcool, orina e vomito. Eppure nell’imbarazzato silenzio delle strade che vengono lentamente ripulite, non è per nulla brutta.
Ho appuntamento alle 7:20 a Victoire con il satiro landese, la sua compagna ci porterà in aeroporto perché è il primo di Maggio ed i mezzi pubblici non girano.
Una volta in aeroporto ho qualche problema con un cambiamento di biglietto non finalizzato dagli amministrativi del CNRS e l’unica soluzione è pagare la differenza. Il mio compagno di viaggio si stupisce della calma con la quale prendo la cosa ed io penso che il controllo in situazioni fastidiose mi pare di averlo largamente dimostrato e che per ora può bastare. Alla prossima uccido qualcuno (ma serenamente). Atterriamo ad Ajaccio dove ci aspetta un bus per Cargese.
La Corsica è un bel posto, con rocce imponenti ed un verde selvaggio carico di un’incredibile varietà di odori. La lingua del luogo è talmente simile ad un dialetto del sud Italia, che trovo incredibile che nessuno lo dica esplicitamente.
L’organizzazione della scuola ha già deciso la divisione nelle stanze, di conseguenza veniamo separati ed io vengo assegnato ad un appartamento insieme ad uno spagnolo ed un inglese. La mattina dopo scopro che ho dormito davanti alla casa di una gattara. Lo prendo per un buon presagio ed inizio a pensare che uno spirito felino mi protegga.
Poco dopo, in un bar sento dei corsi discutere animatamente: sembra che abbiano ucciso Bin Laden, decido che la cosa non mi sposta granché.
Il congresso è pieno di grossi nomi, si ha la sensazione che gli studi di alcune di queste persone, negli anni a venire rivoluzioneranno la tecnologia alla base. È una magia potente questa cosa nella testa degli umani che li porta prima a sognare e poi a rubare il potere degli dei. Ne sono toccato.
Più tardi sono nella sala pranzo, aspetto che ci chiamino per i talk del pomeriggio e sono stanco. Non è corretto: provo una sensazione che conosco bene, che nasce come stanchezza e può divenire motore di cambiamenti sostanziali. Per distrarmi apro la finestra del web e guardandoci attraverso ho l’impressione che la cosa che vende meglio sulla Terra sia il nulla e che, alle varie scale socioeconomiche, quelli che sopravvivono meglio alla Crisi sono persone che hanno trovato un nulla di qualche genere, l’hanno impacchettato per bene e ci hanno piazzato sopra un prezzo elevato. Mi chiedo se sarei capace di questo commercio e mi rispondo di no: per vendere il nulla bisogna essere capaci di ingannare per primi se stessi: una cosa che il sentiero che sto seguendo ha messo fuori dalla mia portata. È una constatazione che non mi produce alcuna gioia.
Il giorno dopo, è il giorno dell’uomo invisibile che ci spiega come nascondere un sommergibile dietro una moneta. Dopo il talk riesco a parlargli, ma sono impacciato come poche volte nella mia vita. Decisamente devo recuperare un po’ della mia antica arroganza, lato lavoro.
Tra una presentazione rivoluzionaria e l’altra riusciamo a farci stare un po’ di spiaggia, qualche birra ed un paio di commenti sulle forme generose di una barista corsa. Mi capita di chiedermi cosa distingue le rock stars della ricerca da tutti gli altri, ed il problema è che mi rispondo pure.
La cena sociale è un barbecue sul prato con vari tipi di carne e vino a boffo per accaparrarsi il quale è necessario essere veloci e battersi, siamo piuttosto bravi e ne veniamo fuori abbastanza cotti. Lungo la strada per rientrare all’appartamento, mi lascio convincere a prendere un ultimo pastis, poi il sonno ha la meglio: saluto tutti e corro a buttarmi a letto, dove crollo come un sasso.
L’ultimo giorno ci sono talk solo la mattina e dunque abbiamo un ricco pomeriggio da passare sulla spiaggia. Facciamo qualche breve nuotata, il satiro si fa seppellire nella sabbia da una ragazza malgascia ed una parigina, infine facciamo un po’ di capriole e qualche altra vaccata.
Da li in poi è tutta discesa fino alla sera che capita essere decisamente alcoolica. Poi sono le tre e mezza e sono a letto, sono completamente distrutto, dei flash delle ore precedenti mi attraversano la testa e sono obbligato a far forza su me stesso per non riderne vigorosamente. Il giorno dopo avrò uno degli hangover peggiori degli ultimi anni, sarò sobrio solo all’arrivo a Bordeaux ed una volta a casa dormirò undici ore filate.
Nei giorni successivi ricomincerò a farmi domande sul senso delle cose.
