Tradizioni Scozzesi

Da quando qualcuno viene a cercarmi nello studio fino alla fine della settimana, è un capitombolo continuo di novità dopo le quali mi ritrovo con un contratto firmato che mi darà da mangiare fino a ottobre, un embrione di conto corrente francese, documenti per la sanità da consegnare, una tonnellata di articoli da leggere ed un paio di nuovi amici.

Ogni giorno mi butto giù dal letto tra le 7:00 e le 7:30, faccio le cose che gli umani mediamente civilizzati fanno alla mattina e salgo nello studio. Il fatto di vivere nella stessa struttura in cui lavoro mi regala un’oretta di sonno in più ma mi priva di quel rito di passaggio che l’andare al lavoro e che tiene separati i due aspetti della tua vita. È una cosa che non credo di poter tollerare per più di un mese.
Nello studio attacco il portatile alla rete, perché l’esperto di linux del CR** si sta ancora battendo per realizzare la configurazione di macchina che ho chiesto. Questa è una novità per me in quanto questo genere di cose sono abituato a gestirmele da solo il che, sicuramente mi ha fatto perdere un sacco di tempo che avrei potuto dedicare alla fisica, ma mi ha sempre dato una discreta sensazione di indipendenza e libertà (oltretutto a costo di rischiare un peccato di immodestia io non credo che ci avrei messo così tanto a prepararla).
Studio perlopiù, ma questo è normale perchè ho appena iniziato, dedico una frazione di tempo a cercare di chiudere i sospesi ed un’altro po’ a mantenere i contatti con l’Italia.
La mensa è favolosa, mi costa un euro in più di quanto mi costava a C*s3nza, ma la qualità è assolutamente più elevata: tanto per cominciare è spesso possibile scegliere carne come piatto principale ed i francesi sanno quanto poco va cotta una bistecca, come secondario ci sono spesso formaggi brie di notevole qualità ed i dessert, giuro, sono la fine del mondo.
Mi accompagno con un gruppo di dottorandi e post-doc che approfittano della mia presenza per praticare l’inglese, tra questi spicca J**è: un dottorando di Madrid che parla abbastanza bene francese e che (mio malgrado) mi sta facendo da attendente: il suo aiuto in questo momento mi è essenziale e lo trovo piuttosto simpatico, ma vorrei almeno convincerlo a non mettersi di lato come un soldatino e cedermi il passo ogni volta che dobbiamo attraversare una porta.

Venerdì il mio nuovo capo decide di rinverdire un’usanza che ha aquisito durante il suo post-doc in Scozia e ci invita tutti a bere al Jolly Froggy. Lui offre la la prima giraffe, ed in cinque ne facciamo fuori quattro.
Conosco un dottorando che suona in un gruppo Death Metal, ed a domanda rispondo che preferisco l’Heavy e il NWOBHM lui commenta che è roba vecchia ed io gli rispondo che, in generale le cose migliori sono state realizzate negli anni ottanta (la musica, i film, la mia ragazza). Nonostante tutto riusciamo a risultarci simpatici.
Alla fine della serata li convinco a fare un last shot di whiskey, il pub decide di offrircelo e noi, di conseguenza ne facciamo due.

Arrivo a letto ciucco come una cocuzza e dormo come un sasso.
Il giorno dopo è sabato, faccio un giro al centro e un’oretta di corsa. Tornato alla stanza scopro di non  sentirmi affatto affaticato. Per un attimo cerco di illudermi che si tratta dell’allenamento della settimana scorsa, ma so bene che la realtà è un’altra: la luna cresce nel cielo e domani sarà piena.

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