Lo stile di Jonathan Harker
I due giorni successivi, cerco di far passare al meglio possibile questo momento di isolamento.
Vado anche al centro storico, entrambi i giorni, a cercare un accesso wifi free per poter comunicare con casa ed entrambi i giorni lo trovo.
Lavoro un poco, il che fa sempre bene, e corro, che è sempre una buona idea, faccio flessioni ed addominali come i serial killer dei film americani quando sono chiusi in galera il che, oggettivamente è un filino psicotico. Stabilisco nuovi record personali a majong su tutte le scacchiere disponibili sul mio pda e scrivo messaggi deliranti alla gattina tra cui spicca quello in stile Jonathan Harker: «Cara M***, più si prolunga la mia permanenza in questo luogo, maggiormente temo per la lucidità della mia mente e per la salvezza della mia anima…»
Sia come sia, i due giorni di ferie passano e la mattina del mio primo giorno lavorativo mi sveglio abbastanza riposato sebbene con i muscoli doloranti (probabilmente per colpa del majong). Mi toaletto velocemente e butto un’occhiata allo specchio scoprendo che, nonostante la corsa ed il resto, non mi sono svegliato con una pancia scolpita a tartaruga tipo pubblicità di mutande. Ci lascio sopra un chissenefrega solo parzialmente ipocrita e mi vesto.
La porta che collega la zona dove dormo con il resto del laboratorio è ancora chiusa a chiave cosa che pone un bel problema, visto che al CR** ancora non mi conosce nessuno e non ho un tesserino per entrare dall’entrata principale. Provo a ragionare un po’ sul da farsi partendo dal presupposto che non ho intenzione di restare in camera un secondo di più. Pensare però è reso difficile dal rumore dei motori di uno strano mezzo con argano che sta manovrando di fronte all’ingresso del centro. Anni di vita da laboratorio fanno scattare in me un’idea: da che mondo e mondo, quando ci sono operai in giro a far lavori tutte le porte strablindate dei centri di recerca sono regolarmente aperte. Così è anche in questo caso, ed io raccolgo i miei libri, i miei appunti e le mie speranze ed entro in pompa magna nel CR**.
Lo studio che mi hanno indicato come mio è al primo piano ed ha una finestra che da su un ampio cortile interno, è molto luminoso ed odora di legno. Dispongo le mie cose, segnando timidamente il territorio e cerco di combinare qualcosa aspettando che qualcuno venga a cercarmi.