Verso il porto della luna
É un viaggio strano: un po’ perché è iniziato mesi prima della partenza, quando sulle alpi ho discusso del mio futuro con un professore francese di origini armene; un po’ perché, per qualche motivo, sono nervoso e distratto come un pivello al suo primo volo. Per esempio, realizzo solo a viaggio iniziato che a Milano atterrerò a Linate e ripartirò da Malpensa, il che di fatto non é un problema enorme, ma son cose che uno dovrebbe controllare prima. Questo fatto, oggettivamente, mi peggiora decisamente l’umore.
Aspetto la navetta per Malpensa seduto su una valigia enorme, da migrante, resa pesante da libri di fisica e calcolo numerico, dagli articoli da leggere e dalle speranze. Tanto più che a Milano sono più trenta gradi e sto sudando. La gatta è al mio fianco seduta su un piccolo trolley beige, si accorge che la guardo solo dopo un po’, di rimando mi sorride ed il suo sorriso rende tutto più leggero, veramente. Lungo la strada troviamo un ingorgo ed una lunghissima fila che l’autista del bus bypassa con un’abile mossa napoletana. Anche a Malpensa il mio stato di confusione continua: ho un momento di smarrimento sul numero del terminal e sbaglio strada un paio di volte.
All’arrivo a Lione un’hostess sta gridando approssimativamente il mio nome:«monsieur Veltrì!! monsieur Veltrì!!» «c’est moi» le dico, lei mi spiega in un francese abbastanza comprensibile che hanno trovato la mia carta di identità a bordo dell’aereo da cui sono appena sceso, per capire come recuperarla però, devo farmelo spiegare in inglese (che poi era.“stia qui, glie la portiamo noi”). Appena recuperata la mia carta di identità scopriamo che a Lione fanno un controllo di sicurezza ad un aereo in arrivo a caso ogni giorno, e quel giorno il caso sceglie il nostro. Riusciamo comunque a non accumulare troppo ritardo, alle 20:00 siamo su un aereo per Bordeaux e, poco dopo le 21:30, all’albergo Sezè nel centro storico della città.
Facciamo una lunga passeggiata su rue Sainte Catherine, fino alla porta d’Aquitania. Bordeaux é piacevolmente gotica, multietnica ed umida. La notte in cui arriviamo, sembra anche silenziosa. Avverto un senso di pace da cimitero monumentale.
Lungo la strada la mia gattina impazzisce per una serie di negozietti di chincaglierie colorate ed io la adoro un po’.

I miei sensi animali ci trovano un kebap lungo la strada, mi pare di capire che il proprietario è nordafricano piuttosto che turco ed é sicuramente abbastanza musulmano da non vendere alcolici. Il kebap é economico e gustoso e mi rimette in pace con il mondo.
Torno in albergo con lo stomaco pieno valutando che il primo impatto è stato decisamente positivo.