Torna a Sorrento…

È una giornata limpida ed indecisa, con le tracce di una pioggia già dimenticata. Viaggio in treno e silenziosamente, verso Napoli.
È un viaggio inatteso, non perché non sapessi già da mesi che avrei dovuto compierlo, ma perché, in questi mesi, non ho mai pensato davvero che avrei dovuto viverlo.
C’è Sorrento nel tramonto di questa giornata ed a Sorrento torno per una conferenza, dopo sette anni dalla precedente.
Dall’epoca sono cambiate molte cose e, seduto in treno davanti ad un uomo che legge il corriere, mi chiedo se sarà un qualche genere di viaggio della memoria.
Spero di no.
A Napoli, insieme ai miei compagni di viaggio (la mia pupilla ed il mio capo), mangiamo un boccone e prendiamo un caffè; nero e bollente, come deve essere.
Dopo pranzo scendiamo nella stazione della circumvesuviana, dove rimaniamo colpiti dalla puntualità millimetrica della nostra vettura.
Il crogiuolo di etnie diverse, il treno pieno di graffiti, i grattacieli che si vedono dalla ferrovia e le periferie degradate rendono questa zona di Napoli più simile ad una città degli States che ad una delle più antiche città europee.
A Sorrento ci separiamo, il capo si fa accompagnare alla sua stanza all’Hilton, albergo dove si terrà il congresso, mentre io e la mia pupilla raggiungiamo un altro albergo più economico. È stata una mia scelta e non ho fatto in tempo a proporla anche al capo (che altrimenti si sarebbe anche aggregato), la separazione gerarchica è solo apparente.
Il nostro albergo è L’Ulisse Deluxe Hostel, poco distante dall’Hilton, un albergo comunque piuttosto lussuoso che ci permette di spendere, nel totale, quello che avremmo speso per una sola notte all’Hilton.
Abbiamo poco tempo per rinfrescarci, poi siamo in un pub irlandese insieme al capo ed ad altri congressisti. Mi faccio fare compagnia dalla mia nera schiumosa preferita. Poco dopo ceniamo al ristorante donna Sofia. Cibo raffinato e gustoso, qualche cruderia e dell’ottimo vino, per un prezzo un po’ al di la delle nostre tasche (e della nostra tolleranza di rimborso), ma i congressi sono anche questo e non ci si lamenta.
Il giorno dopo, la stanchezza ed il poco tempo dedicato a pensare la presentazione hanno la meglio sulla mia verve: il talk manca di colpi di teatro e, a tratti, mi percepisco un po’ legnoso. In due occasioni balbetto. Anche la mia pupilla è stanca, ed un po’ si avverte.
Gli ultimi mesi sono stati faticosi per entrambi.
Gli argomenti sono comunque interessanti, il lavoro si vede ed il pubblico apprezza.
La sera mangiamo insieme, poi parliamo a lungo. Confrontarmi con lei è qualcosa che mi permette spesso di crescere e, quando alla fine mi stendo nel letto dell’albergo, sono una persona un pochino migliore.
Quella notte riposo bene e, nella giornata successiva, mi godo il congresso. Pranzo con la mia pupilla e Man (una ragazza cinese che lavora all’università di Delft in Olanda), ho nella mente i guanti di pelle che sette anni fa comprai in questa città e che ho perso di recente.
Il pomeriggio mi arrivano notizie da fadette che ha fatto un incidente con la macchina, sfasciandosi il naso. Il giorno dopo sarà operata. La sera parlo invece con la mia gatta che sta vivendo un momento complesso.
Lascio che il tempo passi e ceno con gli altri partecipanti al Sorrento Inn.
I guanti che avevo in mente erano di un cuoio così sottile da sembrare realmente una seconda pelle, li avevo pagati parecchio, ma mi sono durati sette anni. Acquisto invece dei guanti di pelle di bassa qualità per soli 10 €. La mia pupilla sorride e mi spiega che «si prende quello che c’è».
Nel viaggio di ritorno sono molto più tranquillo, fadette ha superato l’operazione al naso ed anche la situazione della mia gatta sembra chiarirsi un po’.
Con noi c’è anche Man che lavorerà a Cosenza per un paio di settimane, parliamo di lingue e di fisica, dei camionisti e della ricerca. Alla stazione aspettiamo tutti un po’.
Io più degli altri.
Concludo questo viaggio seduto su una panchina a bordo strada in una sera fredda.
Ho la possibilità di concentrarmi su me stesso, non trovo garbugli o tempeste nella mia anima.
La mia vita non è perfetta, ma è comunque molto bella.