Odissea

od1.jpgIl sedile dell’economy class è stretto e scomodo. La mia spalla sinistra sente il contatto ed il calore della spalla destra del russo con cui contendo il bracciolo.
Sono sensazioni sgradevoli.

Una bambina krucca, seduta dietro di me, canta canzoni stonate. Ed è quando il sonno mi viene spezzato dal terzo attacco di un Happy Birthday veramente orrendo, che inizio a guardare le facce degli altri passeggeri: una paffuta signora castana tenta un sorriso conciliante che viene però falsificato dal suo sguardo alla Annie Wilkes (Misery non deve morire – Rob Reiner 1990), un uomo brizzolato in giacca e cravatta non può fare a meno di pensare agli illuminati costumi di Sparta, mentre la bionda della fila accanto, libera di ogni ipocrisia ricambia il mio sguardo con uno illuminato da un’evidente proposta omicida.

All’arrivo a Monaco sono costretto ad ascoltare la telefonata di un triestino razzista che avverte la compagna (attualmente a Parigi) di stare lontana dalla gente con strani foulard, che è pericoloso perché la Francia ormai è una confusione di razze e non si capisce più niente.

Mentre ragiono sul fatto che questo genere di cose tendono a rovinarmi l’umore, scopro di aver pianificato il mio ritorno il giorno dello sciopero di Alitalia e che, di conseguenza, nell’aroporto di Monaco dovrò passarci la giornata.

Sospiro e realizzo che (almeno per oggi) del buonumore dovrò proprio farne a meno.

Al gate G24 cerco una presa di corrente per attaccare il laptop. Ne trovo una sola, palesemente di servizio e lontana dalle sedie. Posto che in Germania è tutto lecito finquando non espressamente vietato, mi siedo per terra e mi aggancio alla rete elettrica. Passano degli operai e degli sbirri areoportuepali, ma entrambi si limitano a guardarmi un po’ male con espressioni sospese tra lo stupore ed il fastidio.

Probabilmente, la prossima volta che passerò da Monaco vicino alla presa ci sarà un bel verboten, ma per il momento approfitto della loro incapacità di improvvisazione e faccio passare il tempo.

Pranzo bavarese con patate, wurstel e una weiss bier, quindi abuso del kaffee schwarz offerto da Lufthansa. Poi, con la prospettiva di altre quattro ore di attesa, torno alla mia presa di corrente scoprendo di aver lanciato una moda: tutte le prese di servizio, (fino a quel momento grassamente ignorate) sono ora un fiorire di caricabatterie vari in forma e dimensioni.

Un’attesa troppo lunga, comunque, può essere pericolosa, perché si perde il senso dell’urgenza ed un cambio dal gate G24 al gate G32 combinato ad una telefonata dell’ultimo minuto potrebbe farti perdere un aereo. Per una volta il verbo “potere” associato al verbo “perdere” ed al sostantivo “aereo” resta al condizionale. Di contro, l’orario di imbarco viene rinviato un paio di volte mi tocca aspettarlo ascoltando musica seduto per terra, lì vicino.
Poi, sull’aereo per Roma ci avvertono di possibili turbolenze. Un’ora dopo, mi chiedo se le turbolenze ci sono state, perché, con meno di un’ora di sonno all’attivo, appoggiata la testa, mi sono addormentato come un sasso senza nemmeno reclinare il sedile. Ed il pensiero va alla bambina krucca… ed alla sua mamma.

Il 22 Maggio 2007 all’areoporto di Fiumicino si sono consumati accadimenti tali da spezzare i banali e confondere i mediocri.
Ho visto file ai check-in lunghe come le spire del serpente Apophis, ho visto ragazze spogliarsi e sporgere i seni per avere un po’ di attenzione ed una carta d’imbarco, ho visto adulti piangere come infanti e bambini sperduti nella disordinata marea umana. Ho vissuto la geenna di un areoporto internazionale con l’aria condizionata spenta. Per poter tornare a casa ho commesso atti e compiuto imprese tali, in quel giorno nefasto, che persino Odisseo impallidirebbe.

Non si può tenere un alfa lontano dai suoi desideri e, a quanto pare, qualche progresso nel mio cammino l’ho fatto.
Lascio dietro di me due hostess la cui gentilezza nei miei confronti sarà difficile da scordare ed uno sbirro della security che ha finito per chiedermi scusa del tempo che ho perso con lui.
Non mi sono risparmiato una corsa al limite delle umane possibilità e la scoperta che potevo evitare parecchie mosse visto che, alla fine, il volo ha fatto più di un‘ora e mezzo di ritardo.

Da Roma a Lamezia ricevo la gradevole compagnia di F., un’hostess di Lufthansa con la quale scambiamo diverse impressioni su questa assurda giornata, dura per loro quanto per noi.
F. è anche una viaggiatrice e la sua passione per il Sud America risveglia il mio interesse per quei luoghi meravigliosi, in futuro chissà.

Arrivo al tumulo all’una di notte. Mangio un boccone e crollo.

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