La tempesta

Quando la tempesta arriva è qualcosa a cui non ero preparato e mi trova privo di difese. Cosa si prova quando non hai la forza per tenerti in piedi e ti viene chiesto di continuare a combattere? Cosa accade nel profondo dell’anima quando si viene messi di fronte alla più evidente ed irrinunciabile delle proprie debolezze?
Esistono due possibilità: scoprire un’insospettata riserva di forza di cui si ignorava l’esistenza e lanciarsi nella mischia con un cupo ruggito o alzarsi barcollante con la morte negli occhi e farsi scaraventare rapidamente a terra, lasciando che la vita ti pisci addosso la tua insufficienza.
Sconfitto e sopravvissuto.

La mattina di venerdì l’ustione non è che una macchia scura sul palmo della mano. Dodici giorni per un’ustione di secondo grado, è un buon risultato, ma credo rientri largamente in parametri del tutto umani.

Quelli della mia gente sanno bene che il tempo è scandito da cicli e che la luna tornerà piena nel futuro, sappiamo anche leccarci le ferite e rigeneriamo rapidamente.
La sensazione che ho adesso è che quello che all’inizio avevo visto come sentiero alfa, non era che l’inizio di un percorso molto, molto più lungo e più duro.

Non ho scelto io di iniziare questo cammino, semplicemente è successo, nessuno potrà mai sottrarmi le cose che ho imparato, ma è anche del tutto evidente che sono ancora ben lontano dalla fine.

Anche l’ultimo dei guerrieri sa che non si possono schivare tutti i colpi e che, alle volte, è importante anche solo sopravvivere per sferrare l’attacco successivo.
Vale anche per la vita.

2 Risposte to “La tempesta”

  1. Sono d’accordo.
    Era quello che volevo dirti qualche giorno fa.
    Le scalate più ardue non si compiono necessariamente tutte d’un fiato. Alle volte bisogna cercare un riparo, fare campo e attendere condizioni favorevoli per continuare l’ascesa, non vuol dire essere sconfitti ma semplicemente amministrare le forze con saggezza per ottenere il risultato che ci si è prefissi, senza vanificare ciecamente sforzi già profusi in una qualche caricatura di coerenza che assomiglia più all’autolesionismo che all’eroismo. Anzi, ti dirò, accettare l’inevitabile sconfitta, semplicemente per non voler acquattarsi al suolo quando sarebbe più furbo, credo sia solo una forma estetica di resa.
    Qualche giorno fa volevo dirti anche altro, che consegno, invece, alla memoria del tuo blog. Ci sono sentieri e sentieri. Punti di arrivo e punti di arrivo. Alle volte, però, bisogna anche chiedersi se la via che si sta seguendo, per quanto promettente e invitante, sia consona al nostro essere, se la si percorra con uno stile che, giunti alla meta, ci consentirà di godere il premio. Non tutti i premi sono realmente graditi, conta anche come li abbiamo ottenuti.

  2. Sono contento che tu sia d’accordo, ma temo sia qualcosa di molto diverso da ciò che tentavi di dirmi giorni prima.
    Non ho mai avuto la possibilità di scegliere con quanto fiato percorrere il sentiero, o quando ritirarmi per riposare.
    È stato il sentiero a scegliere per me.
    Quanto alla sconfitta, come presto spiegherò meglio nell’epilogo, non è nulla di definitivo.
    Per quanto riguarda il premio. È il sentiero alfa che sceglie te e, gradito o meno mi batterò per questo premio.

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