La baia del drago discendente
Quando arriviamo alla baia di Ha Long (Vịnh Hạ Long) una nebbia sottile avvolge tutto sfumando i contorni della realtà.
Le isole di pietra sorgono imperiose intorno a me come se fossero state evocate dal desiderio stesso degli dei. È uno di quei rari luoghi sulla terra, nei quali diversi mondi si toccano.
Quello che si prova, sul tetto di un battello che scorre lento tra queste rocce immense, non si può descrivere con le parole, è uno di quei viaggi che, prima di tutto, è un viaggio interiore.
Ho provato qualcosa di simile solo sul postale dei fiordi, nella costa frattale del gelido nord, ed ora qui, dove il giorno nasce e non ci sono che rocce e verde abbarbicato, e case galleggianti di sorridenti pescatori, ed i suoni sono i canti e le urla di misteriosi rapaci e gli odori, gli odori di un mare primitivo e verde.

Dopo il tramonto, le luci delle barche attraccate nella baia e le loro simmetriche abissali danno una sensazione di serena bellezza.
La mattina seguente, appena uscito dalla cabina, con gli occhi ancora impastati dal sonno, sono vittima (e troppo spesso mi capita) di pensieri contrastanti. Le isole rocciose svettano intorno celebrando la gloria del drago, eppure l’aria è un tanfo di motori di scarico e l’acqua è chiazzata dai riflessi degli olii pesanti e da spazzatura di ogni genere: dalle bottiglie di plastica ai mozziconi di sigarette. Dalla barca accanto, un vietnamita scarica la saponata usata per lavare i piatti direttamente nella baia. Non so se queste persone riusciranno mai ad uccidere il drago. Certo è che, in parte, ne hanno già fiaccato lo spirito.
Un volo di rapace scivola silenzioso ed elegante nel cielo e nella lingua più antica del mondo mi sussurra: “Spera!”
Aprile 16, 2007 a 4:45 pm
deve essere stata un’esperienza fantastica…davvero memorabile!