Sulla strada in Agosto

Posted in Bordeaux, Compagni di Viaggio, Domestic, International, con Aggelos, con Fadette, con Gatta on Novembre 1, 2009 by Lex

La prima settimana di Agosto la passo con la gatta a Bordeaux, l’idea é che mio fratello ci raggiungerà li con la macchina in modo da fare insieme un giro in Europa prima di tornare a casa.

É una settimana serena ed anche se parte della mia attenzione é rivolta alla creazione dialettica di una risposta per la difesa di un mio articolo in fase di peer review, riusciamo a passare del tempo piacevole e salutare degli amici prima che tornino a casa (in Spagna e Portorico) per le vacanze.

A metà settimana, mio fratello mi avverte che la sua macchina é morta e che non ha più modo di raggiungerci.

Ci ritroviamo così a dover organizzare un viaggio di ritorno in meno di tre giorni, in contemporanea con la mia deadline del 9 Agosto con la rivista.

Siamo bravi e fortunati e ci troviamo a mezzogiorno del 6 su un TGV che scivola tra i vigneti di Bordeaux in direzione di Parigi. Li cercherò una qualche connessione web che mi permetta di rispettare la deadline, per poi prendere un aereo Ryanair per Pisa dove ci aspettano Fadette ed Aggelos.

Dopo un rapido giro con la gatta all’arco di trionfo, passo una serata a concludere i miei impegni con la rivista grazie all’eeePc della mia compagna ed al wifi dell’albergo.

Sono molto stanco ed alla fine più preoccupato di aver fatto qualche cazzata che sollevato. Ma tant’é e bisogna accettarlo.

La mattina dopo la passiamo ai Jardin du Luxembourg, pranziamo al quartiere latino con crepes e sidro in un posto scoperto ed apprezzato nella visita precedente.

lux
Nel pomeriggio godiamo del barocco pesante e carnale dell’Opera, carico di specchi, stucchi e significanti.

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La sera ceniamo messicano: fajitas e negra modelo, sempre nel quartiere latino, nel cuore pulsante di Parigi.

Il giorno dopo facciamo un rapido checkout e siamo in metro fino a port Malliot, dall’uscita della metro si fa il periplo dell’enorme edificio del centro congressi per trovare il terminal delle navette per l’aeroporto di Beauvais.

Il volo Ryanair per Pisa presenta delle novità per me perché, ammettiamolo, non ho mai volato su un low cost prima. Le limitazioni sul bagaglio non sono un problema perché sono una persona che si informa, mi colpisce invece che si possano fare i controlli di sicurezza solo poco tempo prima dell’imbarco ed il fatto che sull’aereo i posti non siano numerati ed assegnati. Riesco a trovare due posti per me e la gatta, davanti a due piaghe di bambine: una scuretta ed una biondina, entrambe dal volto angelico entrambe che passano il viaggio giocando a mandare email immaginando un computer nel sedile davanti. Risultato: veniamo scossi di tanto in tanto e per il battere delle loro zampine sull’immaginaria tastiera, e per l’invio della mail che, nella loro fantasia richiedeva di prendere a botte il computer che poi era il nostro sedile.

Dormiamo poco insomma, ma un po’ dormiamo, perché siamo entrambi stanchi.

All’atterraggio suona una trombetta per stimolare l’applauso considerato poco fine nei voli di linea.

Sono stupito che di sentire il solito messaggio sul tenere le cinture e ritirare i bagagli con attezione invece di: «Ora sganciatevi caoticamente le cinture e cercate di recuperare il vostro bagaglio prima degli altri», che mi sarebbe sembrato più adatto all’atmosfera generale.

A Pisa ci vengono a prendere Fadette ed Aggelos e ci portano a mangiare in un ristorante arabo realmente degno di nota. Pisa é semivuota come è normale per una città che vive di studenti in Agosto.

La notte é calda ed umida e popolata di zanzare, ma dormiamo ugualmente.

Il giorno dopo pranziamo con degli amici dei nostri ospiti, facciamo un giro a piazza dei miracoli godendo delle proprietà acustiche del battistero e mangiamo un enorme, godibilissimo gelato.

La sera io e la gatta ci facciamo lasciare a casa per riassorbire un po’ di stanchezza mentre loro fanno un salto ad un concerto sul lungofiume per fare gli auguri ad un loro caro amico.

Poco prima di riuscire a prendere sonno il telefono squilla misteriosamente. Attraverso il corridoio nel buio in mentre la curiosità combatte in me contro la stanchezza e l’apatia.

Svariate ore più tardi io e la gattina insieme a Fadette ed Aggelos, a Yuri B. Wild ed altra meravigliosa gente siamo sulla spiaggia di marina di Pisa piacevolmente alticci a discutere di storia, filosofia, cinema e politica. Aggelos in queste situazioni è un etilica, incontenibile meraviglia della natura.

É quasi l’alba quando realizzo che la telefonata di un amico che non vedi da anni può cambiare la percezione della stanchezza. Qualcuno propone di aspettare il sorgere del sole sulla spiaggia, qualcun’altro ricorda che siamo sul tirreno.

Il giorno dopo siamo in macchina sull’autostrada, un viaggio che inizia alle quattro del pomeriggio e finirà alle due di notte. Provo a dare il cambio ad Aggelos a metà percorso, ma realizzo rapidamente che sono troppo stanco. Poco prima di arrivare mi addormento per una decina di minuti.

Poi sono a casa.

Un viaggio imprevisto nei tempi e nei modi insomma, ma che ci ha riportato a casa e mi ha permesso di scoprire che muoversi da Bordeaux a Parigi costa 75€ e prende 3 ore, che per andare all’areoporto di Beauvais si scende a port Malliot e si fa il giro del centro congressi, che Ryanair é un ottima soluzione di emergenza e, soprattutto  che in un modo o nell’altro posso sempre contare sul branco.

Che fine ha fatto il Lupo?

Posted in Bordeaux, International on Luglio 21, 2009 by Lex

È un sacco di tempo che non scrivo nulla, eppure di cose interessanti ne ho vissute molte: Ho dormito una settimana su un divano a casa di un amico tra un manichino vestito da marinaio ed un poster di Che Guevara. Ho bevuto del vino bianco seduto con degli amici sul marciapiede del lungofiume. Ho preso possesso del mio appartamento ed ho montato dei mobili Ikea che un amico con la macchina mi ha aiutato a trasportare. Ho frequentato gente interessante e mangiato cose buonissime, ho preso una scheda telefonica francese ed un abbonamento ad internet. Ho gioito della condivisione che c’è tra gli stranieri in terra straniera e dell’accoglienza e della disponibilità dei francesi. Ho visto Saint-Émilion ed ho nuotato nell’oceano, infine ho bevuto dell’ottimo vino.

Allora perché per tutto questo tempo non ho scritto nulla?
Per pigrizia senz’altro, perché troppo occupato con il lavoro e con la vita, ma anche e soprattutto perché mi sono gradualmente reso conto di una cosa: che non ho preso e perso treni o aerei, che non sono rimasto bloccato in posti strani in attesa di assurdità salvifiche, non ho messo alla prova la sindrome di Odisseo e non ho disperso bagagli eppure il viaggio si è concluso ugualmente ed ora sono a casa.

È una casa piccola in un paese pieno di gente che non parla la mia lingua, è un posto che condivide l’instabilità strutturale del mio lavoro, epperò è la mia tana e questo è anche troppo evidente.
Di conseguenza la mia vita qui non è più argomento di questo blog.

Che fine ha fatto il Lupo dunque?
La solita, scontata fine di tutti i suoi racconti di viaggio:
È tornato a casa.

rueduloup

La lezione della tenda

Posted in Alpha Path, Bordeaux, International on Giugno 20, 2009 by Lex

Ci sono delle domande che tendo a pormi spesso, una di queste riguarda il merito: mi merito la vita che faccio?

Mi sono fatto il culo quadrato con lo studio per svariati anni. Ho vissuto la mia vita da studente con più attenzione a non godere privilegi immeritati che a raggiungere il massimo ed il massimo l’ho comunque raggiunto spesso.

Sono stato rapido, ho fatto del mio meglio, sono stato produttivo ed attento. Alle volte, mi sono fatto carico di responsabilità che non mi competevano. Ho lavorato pagato e non pagato ed in entrambi casi ho dato il massimo.

Mi sono svegliato di notte con l’ansia del futuro.
Ho mandato la mia vita a rotoli e l’ho rimessa in piedi.
Ho visto il mio paese decidere che quelli come me non gli servivano più ed ho cercato altrove.

Non ho chiesto o preso mai nulla che non mi fosse dovuto.

Eppure, qualche settimana prima di partire, un mio vecchio zio mi ha chiesto se credevo nella vita dopo la morte, io gli ho risposto (come faccio sempre) che ho delle difficoltà maggiori a credere alla non esistenza. La sua domanda però era più precisa. perchè più che la non esistenza lui temeva l’inferno.
«Nell’occidente ricco nessuno può andare in paradiso» sostiene «per cui se esiste una vita dopo la morte siamo tutti destinati all’inferno.»

Mio zio ama la polemica e le affermazioni forti che ti mettono in difficoltà, ma il punto è che ecco, in rapporto a questo sistema di riferimento morale no, non mi merito la vita che ho.

Sono cresciuto in un mondo senza massacri ed anarchia, ho avuto da mangiare ed alle volte mi sono impuntato davanti ad un piatto di verdure. Ho avuto la possibilità di studiare quello che desideravo e non ho mai conosciuto la guerra.
Nell’ottica del mondo per come è sono senza dubbio un privilegiato.

In questa settimana ho vissuto molte cose.
I miei colleghi che hanno cercato di integrarmi in tutti i modi anche se non parlo la loro lingua ed ho un aspetto bizzarro e la banca francese dove ho aperto un conto che non può darmi un libretto degli assegni perché non l’ho chiesto all’apertura.

Poi la prossima settimana tutti gli alberghi saranno pieni per una rassegna di vini e non avrei avuto un tetto sulla testa se un quasi sconosciuto non mi avesse offerto la sua casa.
Il mio contratto attuale arriva fino ad Ottobre e questo non è garanzia sufficiente per l’agenzia presso la quale sto cercando di affittare un monolocale ed il mio attuale capo ha firmato una catasta di carte per farmi da garante e farsi carico di questo problema. Ho sentito il bisogno di ringraziarlo ed ho cercato di convincerlo ad accettare una birra: «Quand’ero giovane» mi ha detto «altri lo hanno fatto per me. Quando sarai nella mia situazione, lo farai per qualcun’altro». «Certo» gli ho risposto «ed accetterò la birra» lui si è limitato a sorridere.

Venerdì mi sveglio perchè la tenda della stanza al CR** crolla all’improvviso con tutta la struttura di sostegno appresso: luce e frastuono nel dormiveglia della mattina presto. Mi ci vogliono ben cinque secondi per capire che è successo. Lo racconto ad un collega nel pomeriggio e lui sorride e dice che non si sarebbe svegliato. È algerino e mi spiega che quando aveva tra i 12 ed i 21 anni ad Algeri c’erano attentati continuamente e non poteva camminare per strada senza tenere bene in mente che qualcosa poteva esplodere da un momento all’altro. Lo dice ingenuamente come io racconterei che mio fratello piangeva spesso quando era molto piccolo.

Scherziamo un po’ insieme della cosa.
Decisamente sono un privilegiato.

Porte scorrevoli e montagne russe

Posted in Bordeaux, International on Giugno 15, 2009 by Lex

La porta scorrevole del CR** produce spesso un rumore simile a quello di un carrello delle montagne russe che ti passa vicino.

La seconda settimana comincia con un lunedì lento: il mio computer non è ancora pronto ed io perdo un giorno intero per compromettere (e rimettere in funzione) il mio laptop. Vivo con una vaga forma di ansia che mi rosicchia le chiappe e con un peso sul petto che mi toglie lo slancio. La sera sono in città e compro una grammatica francese ed un vocabolario.
Martedì arriva finalmente il mio computer: passo la mattina a mettendolo in piedi ed il pomeriggio ad una conferenza/premiazione in francese della quale capisco ben poco. Il buono è che alla fine mi offrono stuzzichini e vino.
Mercoledì le cose prendono velocità e mi ritrovo con una nuova carta di credito, una postazione di lavoro funzionante ed un tesserino mensa con la mia foto.
Giovedì partecipo ad una riunione dei dottorandi e post-doc del CR**: si discute della qualità dei guanti in lattice dei laboratori ed in generale di problemi comuni da sottoporre ai livelli superiori; si vota anche la politica del direttore del centro di ricerca in modo da fornire su di essa un parere corporativo; infine ci si racconta a vicenda il proprio lavoro con presentazioni cicliche, gruppo per gruppo. Qualcuno porta una ventina di birre e delle patatine e le birre sono leffe ed hoegaarden. Coscenza di classe e birre di classe me li rendono subito simpatici.
Venerdì sono davanti al CR** che è ancora chiuso, mi chiedo come possa essere successo ed il mio orologio mi risponde che sono le 07:15, mi chiedo allora come mi possa essere successo di trovarmi pronto al lavoro così presto, ma questo il mio orologio non lo sa. Nel pomeriggio scatta un allarme generale ed io, insieme a tutti gli altri, abbandono la mia scrivania per convergere al punto di raccolta: pare si trattasse di un’esercitazione.
Sabato porto in centro alcuni documenti per l’appartamento e compro un abbonamento per il tram. La mia faccia stampata in un rettangolo di plastica mi permetterà libero uso di questo meraviglioso mezzo.
Pranzo, spesa e torno alla mia stanza nel retrobottega.
La Domenica è la fotocopia del Sabato salvo che sabato in città c’era il gay pride e domenica una processione con i canti in latino, che sabato sono stato preso in giro da un uomo vestito da pene e domenica un piccione mi prende in pieno con una deiezione.

Poi di nuovo porte scorrevoli che fanno il rumore dei carrelli delle montagne russe, i quali con la vita hanno molto in comune: che non sai che può aspettarti dietro la prossima curva ad esempio, e che seppure alle volte ti chiedi chi te l’abbia fatto fare, alla fine sei sempre piuttosto contento di aver pagato il biglietto.

Tradizioni Scozzesi

Posted in Bordeaux, International on Giugno 8, 2009 by Lex

Da quando qualcuno viene a cercarmi nello studio fino alla fine della settimana, è un capitombolo continuo di novità dopo le quali mi ritrovo con un contratto firmato che mi darà da mangiare fino a ottobre, un embrione di conto corrente francese, documenti per la sanità da consegnare, una tonnellata di articoli da leggere ed un paio di nuovi amici.

Ogni giorno mi butto giù dal letto tra le 7:00 e le 7:30, faccio le cose che gli umani mediamente civilizzati fanno alla mattina e salgo nello studio. Il fatto di vivere nella stessa struttura in cui lavoro mi regala un’oretta di sonno in più ma mi priva di quel rito di passaggio che l’andare al lavoro e che tiene separati i due aspetti della tua vita. È una cosa che non credo di poter tollerare per più di un mese.
Nello studio attacco il portatile alla rete, perché l’esperto di linux del CR** si sta ancora battendo per realizzare la configurazione di macchina che ho chiesto. Questa è una novità per me in quanto questo genere di cose sono abituato a gestirmele da solo il che, sicuramente mi ha fatto perdere un sacco di tempo che avrei potuto dedicare alla fisica, ma mi ha sempre dato una discreta sensazione di indipendenza e libertà (oltretutto a costo di rischiare un peccato di immodestia io non credo che ci avrei messo così tanto a prepararla).
Studio perlopiù, ma questo è normale perchè ho appena iniziato, dedico una frazione di tempo a cercare di chiudere i sospesi ed un’altro po’ a mantenere i contatti con l’Italia.
La mensa è favolosa, mi costa un euro in più di quanto mi costava a C*s3nza, ma la qualità è assolutamente più elevata: tanto per cominciare è spesso possibile scegliere carne come piatto principale ed i francesi sanno quanto poco va cotta una bistecca, come secondario ci sono spesso formaggi brie di notevole qualità ed i dessert, giuro, sono la fine del mondo.
Mi accompagno con un gruppo di dottorandi e post-doc che approfittano della mia presenza per praticare l’inglese, tra questi spicca J**è: un dottorando di Madrid che parla abbastanza bene francese e che (mio malgrado) mi sta facendo da attendente: il suo aiuto in questo momento mi è essenziale e lo trovo piuttosto simpatico, ma vorrei almeno convincerlo a non mettersi di lato come un soldatino e cedermi il passo ogni volta che dobbiamo attraversare una porta.

Venerdì il mio nuovo capo decide di rinverdire un’usanza che ha aquisito durante il suo post-doc in Scozia e ci invita tutti a bere al Jolly Froggy. Lui offre la la prima giraffe, ed in cinque ne facciamo fuori quattro.
Conosco un dottorando che suona in un gruppo Death Metal, ed a domanda rispondo che preferisco l’Heavy e il NWOBHM lui commenta che è roba vecchia ed io gli rispondo che, in generale le cose migliori sono state realizzate negli anni ottanta (la musica, i film, la mia ragazza). Nonostante tutto riusciamo a risultarci simpatici.
Alla fine della serata li convinco a fare un last shot di whiskey, il pub decide di offrircelo e noi, di conseguenza ne facciamo due.

Arrivo a letto ciucco come una cocuzza e dormo come un sasso.
Il giorno dopo è sabato, faccio un giro al centro e un’oretta di corsa. Tornato alla stanza scopro di non  sentirmi affatto affaticato. Per un attimo cerco di illudermi che si tratta dell’allenamento della settimana scorsa, ma so bene che la realtà è un’altra: la luna cresce nel cielo e domani sarà piena.

Lo stile di Jonathan Harker

Posted in Bordeaux, International on Giugno 4, 2009 by Lex

I due giorni successivi, cerco di far passare al meglio possibile questo momento di isolamento.
Vado anche al centro storico, entrambi i giorni, a cercare un accesso wifi free per poter comunicare con casa ed entrambi i giorni lo trovo.
Lavoro un poco, il che fa sempre bene, e corro, che è sempre una buona idea, faccio flessioni ed addominali come i serial killer dei film americani quando sono chiusi in galera il che, oggettivamente è un filino psicotico. Stabilisco nuovi record personali a majong su tutte le scacchiere disponibili sul mio pda e scrivo messaggi deliranti alla gattina tra cui spicca quello in stile Jonathan Harker: «Cara M***, più si prolunga la mia permanenza in questo luogo, maggiormente temo per la lucidità della mia mente e per la salvezza della mia anima…»

Sia come sia, i due giorni di ferie passano e la mattina del mio primo giorno lavorativo mi sveglio abbastanza riposato sebbene con i muscoli doloranti (probabilmente per colpa del majong). Mi toaletto velocemente e butto un’occhiata allo specchio scoprendo che, nonostante la corsa ed il resto, non mi sono svegliato con una pancia scolpita a tartaruga tipo pubblicità di mutande. Ci lascio sopra un chissenefrega solo parzialmente ipocrita e mi vesto.

La porta che collega la zona dove dormo con il resto del laboratorio è ancora chiusa a chiave cosa che pone un bel problema, visto che al CR** ancora non mi conosce nessuno e non ho un tesserino per entrare dall’entrata principale. Provo a ragionare un po’ sul da farsi partendo dal presupposto che non ho intenzione di restare in camera un secondo di più. Pensare però è reso difficile dal rumore dei motori di uno strano mezzo con argano che sta manovrando di fronte all’ingresso del centro. Anni di vita da laboratorio fanno scattare in me un’idea: da che mondo e mondo, quando ci sono operai in giro a far lavori tutte le porte strablindate dei centri di recerca sono regolarmente aperte. Così è anche in questo caso, ed io raccolgo i miei libri, i miei appunti e le mie speranze ed entro in pompa magna nel CR**.

Lo studio che mi hanno indicato come mio è al primo piano ed ha una finestra che da su un ampio cortile interno, è molto luminoso ed odora di legno. Dispongo le mie cose, segnando timidamente il territorio e cerco di combinare qualcosa aspettando che qualcuno venga a cercarmi.

Under Jolly Froggy

Posted in Bordeaux, International on Giugno 3, 2009 by Lex

Tempo fa ero su una barca di legno tra le rocce colossali della baia di Ha Long. In quel momento di profonda serenità e pace capii che in ogni viaggio esiste un momento nel quale si viaggia da soli. Questo frase però può esprimere due concetti diversi, perché la parola solitudine è uno dei limiti espressivi della mia lingua.
Di fatto c’è solitudine e solitudine. Ero solo sulla baia di Ha Long e sono solo adesso eppure allora stavo bene ed adesso sto… un po’ meno bene.

La gatta sta viaggiando verso casa ed io ho preso possesso della stanza alla foresteria del centro di ricerche Pa** Pa**** (CR**). Nei giorni che sono passati abbiamo camminato tanto tracciando le nostre peste nel centro storico della città, nel porto della luna. Abbiamo mangiato un sacco di roba buonissima tra la quale spicca un enorme piatto di crostacei crudi accompagnato da un ottimo vino bianco. Occasione nella quale ho notato quanto spesso mi scordo che i gatti sono anch’essi animali da preda, di fatto guardando la mia gattina combattere con le sue zampine contro il carapace di un gambero per poterne gustare la polpa cruda, mi ha intenerito profondamnete.

Invece adesso sono solo in mezzo al nulla in una stanza che mi sembra quella di Dae-su in Old Boy. Fuori fa troppo caldo per passeggiare e sono troppo stanco per andare in centro. La stanza in cui sono è proprio nel CR**, il che da una sensazione come di dormire in un retrobottega o qualcosa del genere. Nei giorni scorsi abbiamo anche dedicato del tempo a cercare una tana più definitiva nel porto della luna, e qualcosa abbiamo anche trovato, il tutto grazie ad un’insperata fortuna e ad una venditrice di appartamenti di origine italiana che ha bilanciato con la sua buona volontà le mie deficenze in francese. Questo perché a Bordeaux, fuori dal CR**, l’inglese è una lingua completamente inutile. In ogni caso l’appartamento al centro storico potrò averlo (se tutto va bene) a Luglio. E nel frattempo sto’ qua nel retrobottega.

Durante la giornata mi arrivano sms della gatta che prende alcuni aerei e ne perde altri raccontando a spezzoni, una storia di viaggio degna di questo blog.

Alle nove di sera qui c’è troppa luce e sembra ancora di essere in pieno giorno, esco a prendere una birra al Jolly Froggy che è l’unica cosa che c’è nel raggio di chilometri, la birra però è una guinness ed è fredda e schiumosa per cui in fondo tutto bene.

Verso il porto della luna

Posted in Bordeaux, Compagni di Viaggio, International, con Gatta on Giugno 2, 2009 by Lex

É un viaggio strano: un po’ perché è iniziato mesi prima della partenza, quando sulle alpi ho discusso del mio futuro con un professore francese di origini armene; un po’ perché, per qualche motivo, sono nervoso e distratto come un pivello al suo primo volo. Per esempio, realizzo solo a viaggio iniziato che a Milano atterrerò a Linate e ripartirò da Malpensa, il che di fatto non é un problema enorme, ma son cose che uno dovrebbe controllare prima. Questo fatto, oggettivamente, mi peggiora decisamente l’umore.

Aspetto la navetta per Malpensa seduto su una valigia enorme, da migrante, resa pesante da libri di fisica e calcolo numerico, dagli articoli da leggere e dalle speranze. Tanto più che a Milano sono più trenta gradi e sto sudando. La gatta è al mio fianco seduta su un piccolo trolley beige, si accorge che la guardo solo dopo un po’, di rimando mi sorride ed il suo sorriso rende tutto più leggero, veramente. Lungo la strada troviamo un ingorgo ed una lunghissima fila che l’autista del bus bypassa con un’abile mossa napoletana. Anche a Malpensa il mio stato di confusione continua: ho un momento di smarrimento sul numero del terminal e sbaglio strada un paio di volte.

All’arrivo a Lione un’hostess sta gridando approssimativamente il mio nome:«monsieur Veltrì!! monsieur Veltrì!!» «c’est moi» le dico, lei mi spiega in un francese abbastanza comprensibile che hanno trovato la mia carta di identità a bordo dell’aereo da cui sono appena sceso, per capire come recuperarla però, devo farmelo spiegare in inglese (che poi era.“stia qui, glie la portiamo noi”). Appena recuperata la mia carta di identità scopriamo che a Lione fanno un controllo di sicurezza ad un aereo in arrivo a caso ogni giorno, e quel giorno il caso sceglie il nostro. Riusciamo comunque a non accumulare troppo ritardo, alle 20:00 siamo su un aereo per Bordeaux e, poco dopo le 21:30, all’albergo Sezè nel centro storico della città.

Facciamo una lunga passeggiata su rue Sainte Catherine, fino alla porta d’Aquitania. Bordeaux é piacevolmente gotica, multietnica ed umida. La notte in cui arriviamo, sembra anche silenziosa. Avverto un senso di pace da cimitero monumentale.
Lungo la strada la mia gattina impazzisce per una serie di negozietti di chincaglierie colorate ed io la adoro un po’.


I miei sensi animali ci trovano un kebap lungo la strada, mi pare di capire che il proprietario è nordafricano piuttosto che turco ed é sicuramente abbastanza musulmano da non vendere alcolici. Il kebap é economico e gustoso e mi rimette in pace con il mondo.

Torno in albergo con lo stomaco pieno valutando che il primo impatto è stato decisamente positivo.

Il deserto del Satiro

Posted in Compagni di Viaggio, Guest, International, con Satiro on Giugno 2, 2009 by Lex

Uno dei miei più frequenti campagni di viaggio ha, tempo fa, vissuto un’esperienza estremamente interessante in Marocco. Riporto qui i link delle sue storie per farvele gustare nel giusto contorno del suo blog

Tornare dal Giappone

Posted in Compagni di Viaggio, Intercontinental, Japan, con A., con Crea, con Gatta, con Satiro, con Troll con i tag , on Gennaio 14, 2009 by Lex

Capitoli precedenti:

Tornare dal Giappone

La sera dell’ultimo giorno il Crea ci porta in un’izakaya famosa per la bellezza delle sue cameriere in minigonna, un po’ una versione nipponica di Kerry’s Wing House.
Probabilmente becchiamo la serata casual, perchè le cameriere sono in jeans. Il cibo però non è malvagio e la birra ha un prezzo abbordabile, per cui la cosa non ci peggiora l’umore.
Passiamo a serata discutendo piacevolmente di argomenti balordi. Il Satiro ed H. rifiutano di prestarsi alle fantasie becere del Crea e (per una serie di correlazioni complesse) questo impedisce al Volgare di eseguire un body slam sul tavolo accanto.
Usciamo per strada con l’idea di andare ad un peep show giapponese. Il Satiro mi cammina accanto con un’aria scura e meditabonda.
«Che ti frulla in testa? Non sei contento?»
«Varie cose» dice lui «e poi ormai la serata è finita. Tutti i segni indicano che non c’è nessun peep show in questo viaggio.»
Lo guardo un po’ con perplessità.
Il Satiro però è un satiro ed i satiri sanno leggere i segni: la serata finisce davanti ad una saracinesca chiusa.

Il giorno del ritorno un potente tifone sembra doversi abbattere su Tokyo ed Alitalia (la compagnia con cui viaggiamo) viene data per fallita.
I miei compagni di viaggio (assidui lettori di questo blog) sono ben coscenti della sindrome di Odisseo, di conseguenza ci avviamo verso il ritorno come eroi dei film d’azione che stanno per affrontare lo scontro finale: con occhi da tigre, musica epica nella mente… ed al rallenty.

Curiosamente il viaggio di ritorno avviene senza problemi: coincidenze perfette al limite del credibile e bagagli spediti con precisione.

È notte fonda alla stazione Autolinee di Cosenza. Abbiamo abbandonato il Volgare a Roma ed aveva negli occhi l’inconfondibile germe del desiderio di nuove avventure,  il Satiro è sparito nella notte con un compagno di bagordi, riporta in patria un umore migliorato ed un sacco di belle foto, il Troll ha deciso che non poteva lasciarmi da solo ed ha bloccato i suoi familiari nel freddo della notte per farmi compagnia, lui riporta in dietro una visione più chiara ed un sacco di bei ricordi.

La gatta arriva tempo dopo, è in ritardo ed è così bella che non posso non pensare che la cosa più importante che mi ha dato questo viaggio è stato trovare lei al ritorno