È un po’ che non volo.
La vita a Bordeaux, ha preso gradualmente la forma di un qualcosa di vero sfumando i contorni onirici che aveva all’inizio. Qui ho tracciato le mie nuove peste, le mie abitudini ed i miei rituali. Ho degli amici ed un lavoro che mi tiene occupato per la maggior parte del tempo. Ammettiamolo: anche se con una certa lentezza, persino il francese (questa lingua piena di vocali impronunciabili) ha iniziato a sbrogliarsi.
E soprattutto, per quel che riguarda l’argomento di questo blog: Bordeaux ha sostituito Cosenza come punto di partenza dei miei viaggi.
Alla fine dell’estate scorsa, sono ritornato qui in macchina. Nulla da raccontare se non una deviazione sulla SA-RC che mi ha permesso, mio malgrado, di godere delle bellezze della Basilicata, una lunga coda a passo d’uomo tra Pisa e La Spezia, un’altra al Confine ed infine un giro turistico della Francia del Sud perché il mio romantico gps ha deciso di farmi passare tra splendidi paesini francesi tipo Montvalent.
La compagnia della gatta è stata fondamentale soprattutto in quest’ultimo tratto perchè (cartina della Francia alla mano) si è accorta della manovra tentata dal gps e ne è stata gelosissima.
La gatta dovrà rientrare quasi subito ed io ho ricominciato la mia vita qui più o meno tranquillamente ed in attesa. Si farà vedere di nuovo per una settimana a Novembre, e dunque mi aspetterà a Cosenza per le vacanze di Natale.
Più tardi viene a trovarmi Fadette, poi andrò io a passare un finesettimana a Parigi per trovare la mia sorellina araba che in questo periodo lavora in un laboratorio a Cleveland ed è scesa in Francia per una collaborazione.

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All’inizio di Dicembre, appena tornato dal Giappone dopo una breve sosta a Manchester, il Crea arriva all’areoporto di Bergerac ad un’ora e mezza da Bordeaux. L’areoporto di Bergerac è il secondo areoporto più piccolo che abbia mai visto ed il primo era in Vietnam.
Il Crea passa tre giorni a Bordeaux mentre io concludo un po’ di lavoro e la sera ci ingozziamo di carne nei ristoranti più pantagruelici che conosco. Il ragazzo non ama il vino (e questo è un guaio da queste parti), ma è interessato alle cose particolari per cui apprezza molto l’assenzio come viene servito da Chez le Pépère. Venerdì lo passiamo insieme a degli amici: D. una ragazza portoricana ha organizzato una cena altrettanto portoricana in un pub, per festeggiare il compleanno di J. un comune amico spagnolo. Torniamo al mio appartamento totalmente sbronzi e la mattina dopo (la tarda mattina dopo) ci svegliamo con la bocca impastata pronti per il viaggio di ritorno in macchina.
Se il vocabolo criptoturismo non esiste, andrebbe inventato per descivere il giro che ho fatto con il Crea da Bordeaux a Cosenza.
Quelli di voi che, come il mio compagno di viaggio, hanno giocato ed amato Gabriel Knight 3, probabilmente conosceranno Rennes-le-Château, agli altri basti sapere che lì ha vissuto Bérenger Saunière, un prete probabilmente convinto di avervi trovato il luogo di sepoltura di Maria Maddalena e che, di conseguenza lì ha costrutito una chiesa dedicata a questa figura controversa. Non contento, ha ristrutturato una villa decisamente superiore agli standard dei preti francesi di provincia dell’epoca ed una torre-libreria dalla vista magnifica (tour Magdala appunto).

Forse Bérenger era convinto che il posto sarebbe presto diventato una meta di pellegrinaggio, ma questa cosa, in realtà, non è mai avvenuta. Resta dunque un posto perso nel nulla di un piccolo villaggio francese con vari simbolismi misterici legati al graal come ad esempio la disposizione delle statue nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

Numero turisti totali (noi inclusi): 4
Nota curiosa: una ragazza che nella chiesa leggeva ossessivamente, fitto fitto ed a bassa voce da un librone cercando dei riferimenti nell’ambiente intorno.
Da lì tiriamo fino a Carcassonne, tappa meno “cripto” del notro itinerario, ma splendida nelle sue enormi mura medioevali dalle torri appuntite. Facciamo qualche foto idiota, mangiamo una crêpe alla nutella guardando improbabili figuranti duellare per il nostro divertimento, poi tiriamo fino a Montpellier per dormire.

Quelli di voi che, come me, hanno visto ed amato Il patto dei lupi conoscono da se la storia della la bête du Gévaudan agli altri basti sapere che dal 1764 al 1767 in un’area di circa 100 kilometri quadri uno o più animali dalle dimensioni mostruose hanno realizzato circa 210 attacchi su esseri umani, uccidendone 113 ferendone 49 e divorandone parzialmente 98. La mattina a Monpellier convinco il Crea a visitare con me il piccolo villaggio di Auvers, il paese della bestia.
Per arrivare lì la strada è così tortuosa e stretta che quando il gps ci deposita davanti alla statua gridiamo al miracolo.

Numero turisti totali (noi inclusi): 2
Nota curiosa: il vecchio che esce dalla maison de la bête e ci guarda male prima di sparire tra le tortuose strade del villaggio.
Da lì tiriamo fino a Annecy dove la famiglia di A. un’amica del Crea ci ospita per la notte, ci rimpinza di raclette e ci accompagna a fare un giro della città del lago.

Numero turisti totali (noi inclusi): bhe parecchi e molti italiani.
Nota curiosa: il fratello di A, un ragazzo enorme ci regala due opinel.
Dopo Annecy, l’idea era di fare tappa a Pisa invece eroicamente decidiamo di tirare fino a Roma. Il gps capace di trovare la strada nel mezzo del nulla del sud della Francia, avvicinandosi alla capitale impazzisce portandoci totalmente fuori strada ed è così che il mio compagno di viaggio saluta il suo ingresso nella città santa con la serie di bestemmie più fantasiose che abbia mai sentito.
A Roma lascio il Crea tra le braccia della sua ragazza e, la mattina dopo, scendo a Cosenza dove passerò uno splendido Dicembre.
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Del ritorno ho poco da raccontare se non una coda lunga un’ora da Pisa sud a Pisa nord ed una sosta ad Avignone, durante la quale (nella migliore tradizione natalizia) non ho trovato posto in nessun’albergo (neanche in una stalla con bue ed asino) percui ho dormito 3 ore in macchina, durante una tempesta.
Ricordo un ragazzo mediorientale che incrociandomi sotto la pioggia ha cercato di chiedermi un favore che aveva qualcosa a che vedere con il suo cellulare in un francese più stentato del mio, poi siccome non siamo riusciti a trovare una lingua comune ci siamo limitati ad augurarci buona fortuna.
E dunque eccomi di nuovo a casa a Bordeaux, dopo essere andato avanti ed indietro con la mia vecchia ka la quale sopra i 110km/h inizia a vibrare come una lavatrice ed i cui i suoi sedili sono tali che ogni 100, 150km non senti più il piede sinistro e ti serve una sosta per riattivare la circolazione.

Tutto sommato c’è n’è abbastanza per essere soddisfatti.






